Accertamento medico-legale di violenza sessuale

L’accertamento medico-legale di violenza sessuale sul soggetto passivo del reato va attuato con particolare delicatezza e sensibilità, ma anche con meticolosità, facendolo sempre precedere da un dialogo sereno e rassicurante, ma nello stesso tempo che informi l’esaminando sullo scopo della visita. Anche per tale atto medico infatti sussiste l’obbli­go di ottenere il consenso prima di procedervi.
Nel caso in cui ci si trovi di fronte a minori è necessario usare un linguaggio particolare, più vicino a loro, utilizzando paragoni e prendendo in considerazione la possibilità di farsi assistere, durante l’esecuzione dell’accertamento, da uno psicologo con particolare specializzazione ed esperienza per l’esame dei bambini.
È bene innanzitutto comprendere, come il medico esaminatore non debba mai subire l’influenza dei propri sentimenti, ma debba limitarsi ad analizzare in via preli­minare ogni singolo elemento obiettivabile.
L’accertamento medico-legale deve prevedere due distinte fasi che ubbidiscono ai due criteri di punibilità del reato e cioè l’esame fisico, tendente ad individuare gli elementi obiettivabili a causa della violenza materiale subita dalla vittima e l’esame psichico, avente lo scopo di accertare eventuali risvolti psicopatologici residuati alla violenza morale.
L’esame quindi terrà conto di particolari accorgimenti procedurali, attuati allo scopo di rilevare elementi tipici, dipendenti dal soggetto che si ha di fronte, poten­do la violenza essere esercitata su minori in età prepubere, pubere e post pubere, nonché su soggetti di sesso maschile o femminile, adusi o meno al coito, senza mai dimenticare che il primo compito del medico è quello di garantire e salvaguardare la salute del paziente, applicando le più adeguate misure terapeutiche, nel caso di eventuali lesioni obiettivabili, avvalendosi, ove necessario, dell’ausilio di altri specia­listi. Lo scopo della visita è quello di identificare tutti quegli elementi che ci consentano di capire se realmente sia stata commessa violenza, di risalirne all’epoca, alle modalità di essa, ed ove possibile, al responsabile. Gli elementi riscontrati in se­de di intervento clinico, perché modificabili dal trattamento terapeutico e destinati a guarire, vanno accuratamente e particolareggiatamente descritti, affinché costitui­scano elemento di valutazione ai fini dell’eventuale successiva indagine medico-legale.
Nel caso di violenza di uomo su donna, l’attenta anamnesi Ostetrico-Ginecologi­ca consentirà di conoscere la possibilità che si instauri una gravidanza, indagando sull’eventuale uso di contraccettivi da parte della donna, su pregressi interventi chirurgici, eventuale causa di sterilità, nonché chiedendo se l’aggressore indossava il profilattico al momento della violenza. La gravidanza potrà essere oggetto di interruzione volontaria, solo per volontà della donna, nei casi in cui fossero accertati l’av­venuta fecondazione e l’impianto dell’ovocita seguendo le disposizioni previste in tal senso dall’apposita legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Il sanitario dovrà prendere in considerazione la possibilità di contagio di malattie infettive sessualmente trasmesse, consigliando gli screening diagnostici impiegabili per tale fine.
Particolare attenzione a tal riguardo si dovrà porre nei casi in cui la violenza ses­suale sia stata consumata in presenza di presumibili condizioni favorenti la trasmissio­ne di malattie infettive, quali il periodo mestruale, gli atti violenti per via vaginale od anale, casi questi ultimi, caratterizzati da frequenti lesioni escoriative e lacerazioni.
Per l’imputato di violenza sessuale c’è l’obbligatorietà, anche se non consenziente, di sottoporsi, qualora le modalità del fatto facciano sospettare un rischio di contagio di malattie sessualmente trasmissibili, ad esami per accertarne l’eventuale presenza.
Tali accertamenti possono riguardare patologie che presentano manifestazioni prevalentemente locali come la Gonorrea, l’infezione da Chlamidia Trachomatis, da Gardnerella vaginalis, le verruche, i condilomi genitali, la scabbia, la pediculosi pubi­ca, la tricomoniasi ecc., oppure quelle con manifestazioni generali come l’AIDS, l’epatite B o C, l’infezione da Cytomegalovirus, la sifilide, l’herpes ecc. ed hanno lo sco­po, da un lato di salvaguardare la salute della vittima e dall’altro di adeguare la pena del colpevole alla gravità del fatto oltre alla possibilità di richiedere un congruo risar­cimento del danno.
In caso di contagio venereo, conseguente all’atto sessuale, il reo dovrà rispondere, infatti, di lesioni personali colpose qualora lo stesso, non era a conoscenza della malattia trasmissibile, oppure dolose nel caso in cui abbia agito volontariamente sapen­do di poter contagiare.
Lo studio dello stato psicologico ha un duplice fine: da un lato consente di inter­venire precocemente, anche grazie all’ausilio di personale specializzato e di assistenti sociali, sulla componente emotiva derivante dalla violenza, riconoscendo i casi in cui la vittima necessiti di trattamenti psichiatrici riabilitativi e di terapie mediche specifiche, dall’altro dà la possibilità di identificare casi di simulazione e pretestazione di violenza sessuale, ove la presunta vittima, voglia attribuire a titolo di responsabilità del presunto aggressore, turbe psicologiche di altra origine.
Spesso l’attenta e scrupolosa valutazione di tutti gli elementi, consentiranno già al semplice dialogo, di identificare tratti di racconti discordanti, ed in alcuni casi palesemente frutto di fantasia, come talora avviene nei casi di presunta violenza su minori.
Ulteriori elementi di indagine riguarderanno l’eventuale minaccia con armi della presunta vittima o se le siano state somministrate sostanze capaci di lederne la coscienza e la volontà. Sicuramente un elemento importante è sapere se la vittima si sia lavata o abbia usato particolari irrigazioni, dopo la patita violenza fisica.

Esame medico-legale in caso di violenza fisica
Bisogna procedere all’ispezione corporale del soggetto quanto più precocemente possibile rispetto al momento della presunta patita violenza. Ciò consentirà di individuare tut­te le presunte tracce lasciate sugli indumenti e sul corpo della vittima dall’azione violenta dell’aggressore, permettendo fra l’altro di essere certi sulla natura dell’atto compiuto.
L’esame degli indumenti prevede, ove possibile, l’attenta descrizione degli abiti indossati dal soggetto passivo, accertandosi che gli stessi siano quelli realmente indos­sati al momento dell’aggressione.
La scrupolosa e dettagliata descrizione di tutti gli elementi macroscopici rilevabi­li, deve essere riportata con dovizia medico legale, da raccomandare anche ai non specialisti della disciplina.
Andrà annotata la tipologia del vestito (se unico o a più pezzi), se consono alla stagione in cui si ipotizza essersi verificato l’abuso, descrivendone le caratteristiche (attillato e più o meno aderente), la difficoltà con cui l’esaminato/a riesca ad indossarlo ed a liberarsene, il colore, le dimensioni (miniabiti), l’eventuale presenza di la­cerazioni, la mancanza di bottoni o accessori, che potrebbero essere stati rinvenuti sul luogo dell’aggressione.
Utile è la ricerca di eventuali peli, capelli, macchie ed imbrattamenti, descrivendo di questi ultimi la sede, la dimensione, il colore, l’odore, la consistenza, e ove sia possibile, definirne la natura biologica o meno, anche attraverso esami specifici per l’i­dentificazione dello sperma o delle tracce di DNA ai fini dell’individuazione del reo.
Tra le macchie è bene saper riconoscere da parte dell’esaminatore, quelle di sper­ma, le quali una volta imbibito il tessuto, appaiono macroscopicamente di colorito biancastro, molto ben evidenti sui capi di colore scuro, di forma irregolare e di consistenza inamidata rispetto al tessuto circostante.
Può accadere che, date le piccole dimensioni o a causa del particolare colore e consistenza del tessuto, le macchie di sperma si mimetizzino perfettamente con esso, passando inosservate all’occhio dell’esaminatore. Per tale motivo, tutti gli indumenti andranno esplorati alla luce di Wood, strumento che consentirà, illuminando la superficie, di identificare le macchie di sperma, facendole apparire di un colore azzurro.
Tale materiale verrà quindi repertato avendo cura di non modificarne lo stato, per essere sottoposto a mirate e più approfondite indagini di laboratorio.
Vanno anche identificati e descritti segni caratteristici di colluttazione o altri collegabili all’azione di un’arma con la quale l’aggressore possa aver minacciato o ferito la vittima.
L’esame fisico del soggetto prevede in generale l’indagine sulle varie parti del corpo ed in particolare sulla sfera genitale.
È sempre utile confrontare l’età anagrafica della presunta vittima, con quella che la stessa dimostra in base alle sue caratteristiche strutturali, descrivendo lo stato e sviluppo muscolare, la qualità e le peculiarità dei caratteri sessuali secondari.
L’esame obiettivo, proprio per la trasformazione che subiscono gli elementi di­stintivi, va integrato con l’utilizzo di mezzi fotografici, dotati di obbiettivi macro, che consentano di fissare gli aspetti macroscopici derivanti dall’indagine obiettiva al momento in cui la vittima è stata sottoposta ad esame.
L’esame medico va eseguito a paziente completamente nudo, andando a ricercare segni e tracce che rappresentino elementi più o meno specifici di aggressione sessuale. Ogni lesione andrà possibilmente valutata relazionandola alla compatibilità cro­nologica fra lo stato in cui viene descritta e le possibili trasformazioni che può aver subito col passare dei giorni. Altro elemento da prendere in considerazione è la com­patibilità fra le caratteristiche delle lesioni presentate e descritte con quelle proprie della tipologia e modalità di aggressione, così come viene dichiarato dalla vittima. Di ogni lesione va indicata la sede, la dimensione massima, la forma, il colore, lo stato fisico, l’eventuale profondità e le caratteristiche dei margini.
Bisogna sottolineare tuttavia come la mancanza di tracce obiettivabili o di manifestazioni lesive non indica necessariamente una partecipazione volontaria all’atto sessuale da parte della vittima o che alla stessa non sia stata usata violenza. Per co­modità e completezza descrittiva, l’esame obiettivo andrebbe attuato seguendo un ordine ben preciso che generalmente prevede la descrizione con direzione cranio caudale.
A livello del capo possono essere identificate lesioni da ricondurre all’azione di corpi contundenti, utilizzati generalmente per stordire la vittima, riducendone note­volmente la capacità di resistenza. Al volto possono essere presenti ecchimosi causa­te da pugni, o escoriazioni attorno alla bocca dovute all’azione compressiva esercitata dal palmo della mano nel tentativo di impedirle di gridare, spesso in questo caso si associano lesioni lacere e/o contusioni a livello della mucosa interna del labbro, ed in alcuni casi, in proporzione con la violenza impiegata, vere avulsioni dentarie.
Il collo ed il torace non raramente presentano escoriazioni, unghiature ed ecchi­mosi generate sia nel tentativo di immobilizzare la vittima, che residuate nel corso dalla violenza con cui si tenta, nelle donne, di raggiungere le mammelle.
A livello del collo e in regione mammaria è possibile reperire anche segni di su­zione e tracce di morsi, elementi questi non sempre necessariamente indicativi di violenza sessuale, ma reperibili anche dopo atti sessuali consenzienti; ad essi quindi va attribuito un valore probatorio solo se accompagnati da altri segni di violenza ed armonizzanti con la tipologia della lesione che ne viene rappresentata.
Tali elementi potranno essere completati con la ricerca di tracce biologiche (sali­va) che nelle suddette sedi potrebbero essere presenti, oppure operando uno studio sulla eventuale morfologia delle tracce, in relazione alla compatibilità con l’arcata dentaria, che può averle determinate, ciò al fine di facilitare l’identificazione dell’aggressore.
Va attentamente esaminata la superficie posteriore del tronco, potendo essa con­tenere lesioni a carattere escoriativo, ecchimosi e residui di materiale trattenuto dalla sede d’appoggio.
Un esame attento e dettagliato meritano le zone limitrofe agli organi genitali ed in particolare cosce e natiche sulla cui superficie, nel corso degli atti di violenza tendenti a facilitare la congiunzione carnale, si trovano generalmente escoriazioni, un­ghiature ed ecchimosi digitate, elementi tutti che rivelano i tentativi dell’aggressore di vincere la resistenza della vittima.
I polsi e le caviglie sono talora sede di tipici solchi con caratteristiche ecchimotico-escoriative, causati dalla loro legatura per immobilizzare la vittima e che, in relazione alla loro profondità ed estensione (“duri” o “molli”), ci orienteranno in ordine al tipo di mezzo di contenzione impiegato. Il riscontro di tracce di materiali collanti, esprime l’eventualità che il mezzo di contenzione sia stato costituito da nastri adesivi.
Le tracce biologiche sul corpo della vittima ed in particolare sulle zone peri geni­tali, sono elemento idoneo a confermare la tesi dell’aggressione sessuale, tanto più che le attuali tecniche di indagine consentono di determinarne le caratteristiche ge­netiche, attraverso l’esame del DNA, permettendo così l’identificazione certa ed inequivocabile di colui che ha commesso il reato. Lo screening identificativo di eventuali tracce biologiche si avvale della già citata luce di Wood, mediante la quale ver­ranno attentamente analizzate la superficie corporea ed in particolare le zone ritenu­te erogene e come tali particolarmente indicative per l’esistenza delle suddette tracce biologiche.
Il rinvenimento di peli non appartenenti alla vittima, perché diversi per lunghez­za, diametro e colore, pur non rappresentando elementi esaustivi per la violenza at­tuata, possono, dopo l’esame macroscopico comparativo con quelli del presunto ag­gressore, essere sottoposti alla prova biologica del DNA, che ne potrà chiarire l’appartenenza.
Corretta metodica d’indagine, propria di ogni presunta aggressione violenta, è la ricerca di eventuali tracce di colluttazione anche sul sospettato dell’aggressione. A tal riguardo si dovrà attuare un’indagine medico-legale mediante ispezione di tutte quelle parti del corpo che potrebbero essere state esposte alla reazione della vittima ed in particolare l’esistenza di ecchimosi ed escoriazioni in uno con residui biologici della vittima stessa, quali peli, tracce ematiche e residui di cute nei solchi ungueali. Al fine poi di valutare il quadro psichico dell’aggressore, si dovrà tenere conto di tut­ti quegli elementi clinici riguardanti il suo stato mentale, le eventuali tracce che ne possano indicare turbe (tracce di pregressi tentativi di suicidio, uso di sostanze stupe­facenti ed abuso di sostanze alcoliche), elementi tutti che possono considerarsi utili al momento in cui si dovrà valutare la portata dell’atto commesso.

Esame dei genitali
Eseguita la visita medica generale, è bene effettuare un accertamento più approfondito che preveda lo studio dell’apparato genitale.
Nel caso di violenza su donna vergine e pubere bisognerà ricercare, oltre ai segni generali, quegli elementi che consentano di individuare l’avvenuta congiunzione carnale. Per le caratteristiche del soggetto (vergine e pubere) che verrà sottoposto ad esame, occorrerà valutare l’avvenuta deflorazione e cioè la lacerazione dell’imene.
L’esame inizierà dall’ispezione del monte di Venere, delle grandi e piccole labbra, del clitoride, dell’area perigenitale e perineale ed infine del vestibolo della vagina.
Andranno evidenziate tutte le eventuali lesioni, comprendenti escoriazioni, ecchimosi, lacerazioni e segni di eventuali patologie veneree.
L’indagine medico-legale dello stato e delle caratteristiche dell’imene non è del tutto agevole, imponendo la necessità di un esame attento, espletato da professioni­sta che abbia specifica esperienza medico-legale al riguardo.
L’imene è una membranella di tessuto connettivo di consistenza duro-elasti­ca e con forma generalmente ad anello, occupa l’ostio vaginale. Schematicamente si distinguono diverse forme di imene, distinte in tipiche ed atipiche. Le forme tipiche sono costituite dall’imene anulare, semilunare, e labiato; le forme atipiche più frequenti sono rappresentate dall’imene corolliforme, fimbriato, a ferro di cavallo con fimbriature, labiato con fimbriature, bifenestrato o setto, trilobato, cribriforme, imperforato, peduncolato ecc.. Altre forme atipiche molto rare di imene sono quella a cuore di carta da gioco, il colonnato e l’imene multiplo, perché risul­tante dalla sovrapposizione di più diaframmi membranosi.
È eccezionale la for­mazione di un imene cartilagineo, tale da impedire la penetrazione, così come può costituirsi un imene in cui la componente elastica sia abbondante, tanto da configurare un imene che consente la penetrazione senza lacerarsi (imene compiacente). Anche la vascolarizzazione della membrana può essere più o meno ricca, per cui, nel momento della deflorazione, possono aversi perdite più o meno significative di sangue.
Nella descrizione dell’imene dovrà tenersi conto della esistenza di una base d’impianto sulla vagina, del margine libero e delle due facce vulvare e vaginale.
La lacerazione dell’imene comporta la discontinuità della membrana imeneale, con la formazione di “incisure“, legate alla strappo del tessuto, che dal margine libero raggiungono il margine di inserzione (“margine inserto”); sono da distinguere dalle “intaccature” congenite, le quali rappresentano irregolarità del contorno imeneale che, a differenza delle manifestazioni traumatiche, non raggiungono il margine inserto.

Gli elementi caratterizzanti l’avvenuta deflorazione recente so­no costituiti dall’effetto traumatico proprio della penetrazione, per cui sarà possibile riscontrare l’esistenza di una incisura traumatica con margini infiltrati di sangue, effetto che perdura per qualche giorno, scomparendo ben presto in rapporto alla umidità della sede in cui la lesione ebbe a realizzarsi.
La presenza di incisure traumatiche, definite come tali perché come già detto raggiungono il margine di inserzione della membrana imeneale, in assenza dei segni propri della reazione traumatica recente (sanguinamento ed infiltrazione dei margi­ni), se ci consente di parlare di avvenuta deflorazione, ci obbliga a segnalare che essa risale, genericamente a “data non recente”.
La diagnosi differenziale, nel corso dell’esame obiettivo dell’imene, fra incisure traumatiche ed intaccature congenite, al di là dell’esistenza o meno dei segni della recenza traumatica dell’evento, prevede la valutazione della caratteristica fondamentale fra le due figure, che è costituita dall’estensione o meno della manifestazione fino al margine inserto della membrana, dalla affrontabilità o meno dei due margini.
Nelle incisure traumatiche, frutto di lacerazione, si sarà sempre in grado, affron­tando i due margini (che saranno leggermente ispessiti) della lacerazione, di rico­struire il contorno ideale della membrana, laddove in caso di intaccature congenite, legate a riassorbimento di porzioni del margine libero della membrana, non sarà possibile affrontare i presunti margini, che fra l’altro non saranno mai ispessiti da esiti cicatriziali; il tentativo determinerà solo ripiegature della superficie della mem­brana.
La rottura traumatica generalmente interessa due sedi opposte della membrana imeneale, laddove le intaccature congenite si riscontrano in qualsiasi punto del margine della stessa. La descrizione ai fini dell’intelligibilità dell’esistenza e posizione delle incisure o delle intaccature, verrà fatta considerando l’imene alla stregua del quadrante di un orologio, per cui si indicherà la posizione delle manifestazioni ano­male (intaccature o incisure) come ubicate su ideali sedi dei numeri dell’orologio, per cui la membrana verrà come tale indicata con la dizione di quadrante imeneale.
L’esame medico-legale dell’imene, per stabilire l’avvenuta o meno deflorazione, comporta l’impiego di tecnica semplice ma adeguata allo scopo per cui è necessario far assumere all’esaminanda la classica posizione ginecologica evitando, in caso di soggetti presumibilmente non deflorati, l’impiego dello speculum, onde impedire l’accidentale rottura iatrogena della membrana.
Si procederà preliminarmente alla cauta introduzione delle due dita (indice e me­dio) della mano attraverso la vulva sino a saggiare la resistenza o meno dell’imene, senza mai forzare la penetrazione. L’imene classico ed in normali condizioni è in grado di consentire solo la penetrazione della punta dell’indice, impedendo l’accesso di entrambe le dita. Si passerà quindi all’obiettivazione visiva delle caratteristiche macroscopiche della membrana.
L’esaminatore si fornirà di una spatolina di vetro del diametro di alcuni millimetri che, dopo aver dilatato con l’indice ed il medio di una delle due mani la vulva, tanto da consentire la visualizzazione della membrana imeneale, verrà fatta scorrere lungo la faccia interna della membrana stessa in modo da distenderla e rilevarne le caratteristiche e le irregolarità del contorno.
Di fondamentale importanza è sottolineare come l’integrità imeneale, non esclu­de la possibilità che si sia verificato il coito.
Può succedere infatti che, come già segnalato, la membrana sia dotata di partico­lare elasticità e resistenza, di numerose intaccature congenite o di particolare conformazione, tutti elementi che rendono l’ostio vaginale meno stretto, consentendo il passaggio dell’asta virile senza che si verifichi lacerazione imeneale.
È bene ricordare come lesioni locali possano riscontrarsi anche in assenza di coito pregresso, a causa di manovre auto erotiche, soprattutto quando vengano inseriti in vagina corpi estranei. È altrettanto importante non dimenticare che deflorazione o tentativi di essa possono essere perpetrati da terzi mediante l’uso di corpi estranei; in tali casi la tipologia delle lesioni locali potrebbe non subire variazioni rispetto a quanto descritto, mancando in tal caso tracce biologiche conseguenti all’avvenuta eiaculazione. Nell’imminenza della subita violenza o nel caso di riscontro effettuato su cadaveri, è possibile prelevare materiale depositato in vagina che, sottoposto ad adeguati accertamenti, può dimostrare la presenza di sperma ed attraverso la prova del DNA, consentire di risalire all’identità dell’aggressore.
Gli effetti della penetrazione variano in base all’età ed allo stato del soggetto su cui viene attuata.
Nella donna già deflorata molto più difficile, se non addirittura impossibile resta spesso la possibilità di valutare, in base alle sole modificazioni dell’imene, se sia stata o no oggetto di violenza sessuale, in virtù della mancanza di un quadro specifico. Gli unici elementi che potrebbero consentirci di averne contezza, sono rappresentati da caratteristiche lesioni traumatiche, presenti solo nel caso in cui i rapporti siano avvenuti con particolare violenza, a carico della regione genitale e perigenitale, ove potreb­bero riscontrarsi escoriazioni, ecchimosi e segni in genere dell’atto compiuto con bru­talità, oltre alla eventuale presenza di sperma all’interno della vagina, elemento questo che consentirà di risalire anche all’autore del reato, attraverso l’indagine genetica.
L’eventuale avvenuta penetrazione su minori è general­mente caratterizzata da gravi lesioni dei genitali esterni con profonde lacerazioni della vulva e scoppio della vagina; elementi che generalmente producono la morte della vittima.

La violenza sessuale preternaturale può essere consumata da uomo su donna o da uomo su uomo. La diagnosi di violenza sessuale per via anale può essere formulata solo nella recenza dell’evento, in quanto solo allora è possibile riscontrare lesioni escoriative, escoriativo-ecchimotiche e talora lacerazioni che interessano il contorno anale, caratteristiche, anche se non frequenti, possono essere, sempre nell’immediata recenza dell’evento, incrostazioni di sperma o il repertamento di materiale spermati­co nell’ampolla rettale. Quest’ultima evenienza è generalmente rara verificandosi di frequente, dopo l’atto sessuale, lo svuotamento dell’ampolla rettale.
Trascorso un certo tempo non vi sono elementi obiettivi per formulare la diagnosi di violenza per via anale, in quanto i segni dell’avvenuto congiungimento tendono a scomparire nel giro di qualche giorno, mentre le lacerazioni, non sempre costanti né profonde, possono presentarsi già cicatrizzate nel giro di circa una settimana. Né siffatti postumi cicatriziali possono costituire un elemento probatorio, dal momento che altre cause fisiopatologiche potrebbero averli determinati, quali infiammazioni parassitarie, ragadi anali, passaggio di voluminose scibale.
In conseguenza di uno o due congiunzioni carnali preternaturali non ci si deve attendere la presenza di particolari modificazioni somato-funzionali a carico del contorno anale ed in particolare dello sfintere, dal momento che poche penetrazioni non sono in grado di modificare il tono dello sfintere. Modificazioni in tal senso è possi­bile attendersi in conseguenza di un protratto adusamento al coito preternaturale, ti­pico dell’abitualità di tali rapporti.
Un elemento cui potrebbe assegnarsi un certo valore è quello del così detto ano beante macroscopicamente evidenziabile allorché vengano dilatate le natiche; si verifica con questa manovra una dilatazione dello sfintere che può consentire addirittura di visualizzare l’ampolla rettale. Il dato è però fugace in quanto difficilmente si ripete ad una seconda esplorazione, dal momento che il tono dello sfintere tende a ristabi­lirsi. Di nessuna importanza diagnostica è il rilievo di ano beante nel cadavere stante che il notorio rilassamento muscolare determina analogamente un rilassamento dello sfintere cui non si può né si deve attribuire alcun valore, neanche di mera ipotesi, di avvenuta recente violenza sessuale o pregressa pederastia passiva abituale.

Riguardo la violenza sessuale su minori, al di là delle tracce di violenza fisica o di quei dati obiettivi che denotino bruta­lità dell’atto, fino al punto di produrre profonde lacerazioni nei genitali, talora tali da determinare la morte, i segni dell’avvenuta violenza sessuale, per essere caratterizzati più di frequente da coiti orali, toccamenti reciproci o compressioni delle zone erogene, sono esenti da tracce evidenziabili nel vivente, ma talora riscontrabili nel cadave­re per la persistenza di residui di sperma.
Nei casi riguardanti i minori, può assumere maggiore rilevanza l’esame psicologi­co della vittima, avendo riguardo di vagliare, con estrema attenzione critica, le risultanze, tenendo in adeguato conto l’età dei soggetti e la possibilità che essi siano in­dotti a riferire fatti non sempre corrispondenti al vero.

Nella violenza sessuale in genere, è doveroso sottolineare come i singoli elementi macroscopici debbano essere sempre inquadrati nel loro insieme, in maniera tale che armonizzino coerentemente con l’ipotesi della subita violenza e con altre manifestazioni che siano ad essa complementari, vagliando contemporaneamente le varie aree somatopsichiche interessate come facenti parte di un quadro globale, proprio per lo scarso valore probante che talora si deve dare, in termini di diagnosi di certezza, alle singole entità.
Da non sottovalutare è, al fine del completamento della diagnosi, l’esame medico­legale sia fisico che psichico del soggetto attivo del reato e ciò al fine di completare quel quadro globale su cui basare un giudizio circa l’avvenuta violenza sessuale.

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Articolo creato il 5 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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