Dinamica vittima-aggressore

La ricostruzione della dinamica vittima-aggressore è resa particolarmente diffi­cile da una serie di variabili; se è vero infatti, che è possibile stabilire, seppur orientativamente, se un colpo sia stato esploso perpendicolarmente o obliquamente alla cu­te, è anche vero che la vittima non necessariamente è sempre ferma in posizione frontale al suo aggressore. Tranne nei casi in cui sia stata colta di sorpresa, infatti, è attendibile che la vittima possa aver messo in atto delle manovre difensive (sollevare gli arti) o di evitamento (abbassamento del tronco) o di fuga.
Un tramite rettilineo che attinga un soggetto da tergo in fuga dallo sparatore con il tronco piegato in avanti, in atteggiamento di evitamento, apparirà al tavolo settorio rettilineo ed obliquo dal basso in alto.
Lo studio dei tramiti, talvolta, può fornire indicazioni circa la posizione della vit­tima al momento dello sparo, sempreché sia chiara la correlazione tra i fori di in­gresso ed i fori di uscita; in alcuni casi, infatti, tale operazione può risultare difficile a causa della intersecazione intracorporea di più tramiti ovvero della presenza di più fori di ingresso determinati da un unico proiettile, come accade quando un proiettile dopo aver attraversato una superficie corporea a diametro ridotto (braccio) rientri nel corpo della vittima per esempio a livello del torace (foro di reingresso).
La corretta e completa descrizione delle caratteristiche morfologiche delle lesioni, la loro localizzazione corporea sia secondo proiezioni assolute che relative (ad esempio, di­stanza della ferita dal piano calcaneare, dal vertice e dalla linea mediana del corpo), il decorso intracorporeo dei tramiti possono agevolare la ricostruzione degli eventi. Indispensabile sarà ovviamente effettuare la preventiva misurazione della statura della vittima, sì da consentire la successiva precisa ricostruzione topografica tridimensio­nale delle lesioni necessaria per poter effettuare attendibili deduzioni sulla dinamica degli eventi.
Altre variabili inoltre possono essere determinate dall’eventuale presenza di “rimbalzi” del proiettile contro strutture rigide prima di raggiungere la vittima, in tal caso si osserveranno fori di ingresso morfologicamente atipici indotti da proiettili defor­mati.

Nella diagnosi differenziale sulla natura del ferimento (omicidio, suicidio, accidente) si dovrà tenere conto di tutti i dati disponibili ovvero del numero e delle caratteristiche delle lesioni (sede, direzione e distanza), delle trac­ce biologiche rilevate sul ferito ed eventualmente sul feritore, dei segni di collutta­zione su entrambi, ed infine del dato circostanziale.
Gli elementi da considerare per poter stabilire la natura del ferimento sono:

  • Dati circostanziali.
  • Sede delle ferite.
  • Distanza da cui è stato esploso il colpo.
  • Direzione del proiettile.
  • Numero di colpi esplosi e numero di colpi che hanno raggiunto il bersaglio (proiettili, bossoli).
  • Presenza di altre lesioni (ad esempio, tentativi di svenamento).
  • Eventuale denudamento dell’area colpita.
  • Presenza di schizzi di sangue sull’arma, sulla mano della vittima, sugli indumen­ti indossati.
  • Presenza di tracce da sparo sulla mano della vittima.

Nei casi di morte per lesione da arma da fuoco è necessario procedere al sopral­luogo al quale devono partecipare sia medici-legali sia personale delle forze di polizia ancor prima che sia spostato o rimosso il corpo della vittima; ciò renderà possibile procedere ad una completa documentazione fotografica, alla descrizione/prelievo/conservazione di reperti biologici e balistici e ad un primo esame degli indumenti e dei fenomeni cadaverici.
Nei casi di presunto suicidio, più spesso mediante colpi a contatto alla tempia o al precordio (solitamente il suicida denuda la parte da colpire) o nel cavo orale, si potranno osservare sul dorso delle mani della vittima gli “schizzi” di sangue con direzione centrifuga dalla mano, fermo restando la necessità di valutare la compatibilità del san­gue repertato sulla mano con quello della vittima mediante indagini genetiche.
In questi casi può essere utile anche lo “stub” effettuato sulle mani della vittima alla ricerca di eventuali residui di polvere da sparo o dell’innesco.
Solitamente nell’ipotesi suicidiaria le ferite da arma da fuoco sono singole, per quanto siano descritti in bibliografia casi di lesioni multiple per difetti di muniziona­mento o per mancato interessamento di organi o strutture vitali.
La presenza di ferite lineari, parallele, di piccole dimensioni nello spazio tra il I ed II dito della mano può far pensare a lesioni indotte dai margini taglienti della cu­latta di un’arma semiautomatica (segno di Felc), per incauto o inesperto utilizzo.
Se inoltre si è repertato il proiettile nel cadavere, si può valutare se questo è stato esploso dall’arma rinvenuta eventualmente sulla scena del crimine; a tal fine è necessario esplodere ulteriori colpi con l’arma sospettata per procedere successivamente alla valutazione comparativa delle macro- e microrigature impresse sui proiettili a confronto dalla canna dell’arma. Le micro- e macrorigature sono elementi unici ed identificativi della canna dell’arma utilizzata per esplodere il proiettile esaminato.
Qualora invece siano stati repertati solo i bossoli, si potrà ricercare l’impronta di­gitale dello sparatore sul fondello lasciato durante il caricamento della cartuccia nel­l’arma o confrontare i segni del percussore e/o dell’estrattore con quelli rilevati su un analogo bossolo esploso dalla stessa arma; ciò consentirà di identificare se l’arma rin­venuta è effettivamente quella utilizzata dall’aggressore.
Le lesioni accidentali da arma da fuoco si riscontrano generalmente nel corso di battute di caccia o nel pulire o maneggiare impropriamente le armi. Eventi omicidiari, celati come suicidiari, devono invece essere sospettati quando siano interessate regioni incompatibili con l’autoferimento ovvero per la presenza sulla salma di lesioni diverse, quali ad esempio lesioni confusive riferibili ad una colluttazione immediatamente antecedenti l’exitus.

Articolo creato il 27 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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