Epatociti

Gli epatociti hanno forma di poliedri con sei o più facce e misurano in sezione 20-25 µm. Sono disposti a formare lamine unicellulari tra loro anastomizzate e interposte al decorso dei sinusoidi.
Delle varie facce che gli epatociti presentano, alcune sono rivolte verso la parete sinusoidale (poli vascolari), altre sono relativamente pia­neggianti e a stretto contatto con analoghe superfici di cellule epatiche adiacenti, insieme alle quali delimitano gli esili capillari biliari (poli biliari).
Le superfici delle cellule epatiche rivolte verso i sinusoidi sono provviste di piccole vescicole di pinocitosi e di corti ma numerosi microvilli. Questi si proiettano in uno spazio sottoendoteliale variabile per ampiezza e contenente filtrato plasmatico (spazio perisinusoidale di Disse). Gli spazi di Disse non ri­sultano limitati soltanto all’area sottoendoteliale, ma si possono talvolta estendere anche tra gli epatociti adiacenti dove formano strette e ir­regolari fessure intercellulari (recessi perisinusoidali). In tutti questi spazi perisinusoidali co­me in quelli sottoendoteliali le superfici degli epatociti sono provviste di numerosi microvilli. Si realizza così un esteso sistema microlabirinti­co di spazi pericapillari e intercellulari dove si raccoglie e circola liberamente il filtrato plasmatico e dove vengono quindi favoriti gli scambi tra cellule epatiche e sangue. Il prodotto del filtrato sanguigno e delle attività metaboli­che cellulari si presenta sotto forma di un liqui­do che, scorrendo all’interno degli spazi di Dis­se, viene convogliato verso la periferia del lobu­lo dove si versa nelle aree portobiliari, in uno spazio circoscritto da numerose fibre collagene e reticolari (spazio di Mall).
I liquidi contenuti negli spazi di Disse e di Mall non sono linfa in senso stretto. Sono fluidi interstiziali che contribuiscono alla formazione della linfa solo quando vengono drenati nei vasi linfatici terminali spesso presenti nelle stesse aree portobiliari, accanto agli spazi di Mall.
Le superfici cellulari che servono a delimitare i capillari di secrezione biliari (poli biliari dell’epatocita) sono pianeggianti e strettamente ac­collate, fatta eccezione per una piccola area in cui la superficie appare incavata a doccia. Que­sta, giustapponendosi a un’analoga depressione presente sulla parete della cellula adiacente, de­limita la parete del capillare biliare. Le superfici dell’epatocito che delimitano il capillare biliare sono fornite di numerosi e brevi microvilli spor­genti nel lume e sono separate dagli spazi inter­cellulari adiacenti ad opera di complessi di giunzione (zone occludenti).
In condizioni normali nessuna comunicazione è possibile tra il polo biliare chiuso dai comples­si di giunzione e il polo vascolare della cellula epatica. Pertanto, superfici adiacenti possono contemporaneamente essere impegnate nell’am­bito dello stesso epatocito a svolgere funzioni di assorbimento e di secrezione di materiali com­pletamente diversi. Soltanto in condizioni pato­logiche (ittero da stasi) gli spazi di Disse e i ca­pillari biliari appaiono notevolmente dilatati e i complessi di giunzione risultano allentati per cui facilmente la bile può essere riversata negli spa­zi sottoendoteliali e da qui raggiungere il lume dei sinusoidi.

Nell’epatocito si trovano in abbondanza tutti gli organelli citoplasmatici oltre a un certo nu­mero di inclusi caratteristici.
Gli organelli cellulari hanno una collocazione citoplasmatica piuttosto precisa, in genere lega­ta a una specifica funzione dell’epatocito.
I lisosomi e i perossisomi (organuli di forma sferica ricchi in perossidasi e caratterizzati dalla presenza di un incluso cristallino) e soprattutto i sacculi e le vescicole del complesso di Golgi so­no prevalentemente localizzati in corrispondenza del polo biliare dove sono impegnati in fun­zioni secretive. Il reticolo endoplasmatico si presenta nelle sue due forme tipiche, liscia e ru­gosa, mentre i ribosomi liberi (poliribosomi) so­no anch’essi abbondantemente distribuiti nel ci­toplasma. Il numero e l’estensione dei canalicoli e delle cisterne del reticolo endoplasmatico del­l’epatocito sono soggetti a continue variazioni che riflettono il diverso impegno funzionale del­l’organo.
Per esempio, un rapporto topografico preciso è stato osservato tra inclusi di glicogeno e mem­brane del reticolo endoplasmatico liscio; tali membrane con il loro corredo enzimatico (glucoso-6-fosfatasi) possono contribuire al proces­so di glicogenolisi cui segue l’immissione di glucosio nel sangue. Inoltre, i lipidi assorbiti dal sangue attraverso il polo vascolare dell’epatocito verrebbero convogliati nel reticolo endopla­smatico liscio alle cui membrane si trova legata parte degli enzimi responsabili della sintesi del colesterolo e della degradazione di molti farma­ci liposolubili (come i barbiturici). Il reticolo endoplasmatico granulare e i ribosomi liberi so­no responsabili della sintesi delle proteine plasmatiche prodotte dal fegato e riversate in cir­colo attraverso il polo vascolare degli epatociti (albumina, fibrinogeno).
Al reticolo endoplasmatico degli epatociti spetta inoltre l’importante funzione dell’assem­blaggio di molecole lipoproteiche che rappre­sentano una forma di smaltimento degli accu­muli lipidici. Al loro polo vascolare gli epatociti liberano infatti, nello spazio di Disse, particelle denominate VLDL (Very Low Density Lipoproteins) che appaiono già all’interno dei tubuli del reticolo endoplasmatico, vicino al polo vascola­re, come inclusi di bassa densità elettronica. Le VLDL sono complessi lipoproteici costituiti da un nucleo di trigliceridi, da un involucro costi­tuito da un’apoproteina e da una miscela di colesterolo e fosfolipidi.
Al reticolo endoplasmatico liscio degli epato­citi spettano inoltre altre importanti funzioni, come quelle detossificanti nei riguardi per esem­pio di farmaci (come i barbiturici). Queste fun­zioni si svolgono prevalentemente attraverso i processi di glucuronoconiugazione catalizzati da enzimi presenti nelle membrane del reticolo endoplasmatico.
I mitocondri, in genere molto numerosi, han­no forma tondeggiante e sono provvisti di lun­ghe creste; essi possono subire modificazioni di numero e di forma in rapporto alle speciali ri­chieste funzionali della cellula epatica.
Infine, legati al metabolismo cellulare (o alla patologia dell’epatocito), possono trovarsi nel citoplasma inclusi di natura lipidica, oltre a pig­menti biliari, ferritina, lipofuscina.
Il nucleo è solitamente molto voluminoso e tondeggiante e contiene uno o più grossi nucleo­li. In condizioni normali le cellule epatiche del­l’adulto raramente entrano in mitosi, ma fre­quenti sono i casi di epatociti binucleati o forni­ti di nuclei con corredo poliploide. Soltanto nei processi rigenerativi le mitosi possono farsi nu­merose.
Sebbene tutte le cellule epatiche possano svolgere indistintamente le complesse funzioni dell’organo, il loro grado di attività sembra di­pendere in certa misura dalla posizione che i singoli elementi occupano nel contesto del lobu­lo epatico.
Così, in un lobulo classico, le cellule epati­che in posizione più periferica si troverebbero in uno stato di elevata attività, quelle della zo­na intermedia avrebbero un’attività variabile e infine quelle disposte intorno alla vena centrolobulare sarebbero in uno stato di minima at­tività.
Questa diversa attività degli epatociti conte­nuti nelle tre zone funzionali in cui è suddiviso il lobulo dipende ovviamente dalla capacità che le cellule hanno di assumere ossigeno e sostanze nutritizie dal sangue circolante nei capillari adiacenti e proveniente, come già detto, dai ra­mi terminali dell’arteria epatica e della vena porta localizzati alla periferia del lobulo. Per­tanto le aree più periferiche del lobulo epatico risultano topograficamente più favorite, rispet­to a quelle intermedie e queste ultime rispetto a quelle più centrali, a ricevere un maggior quan­titativo di sangue arterioso.

Epatocita

Epatociti

Particolare ingrandito dell’immagine precedente. (Colorazione Mallory Azan). Sono ben visibili le cellule epatiche (Ep), con il loro grosso nucleo (n), strettamente unite fra loro in lamine cellulari a direzione centripeta.

Fonte: Istituto di anatomia umana normale università degli studi di Bologna

Articolo creato il 23 febbraio 2012.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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