Escoriazioni

Le escoriazioni sono lesioni contusive che si presentano come lesioni superficiali della cute dovute all’azione di frizione tangenziale del corpo contro una superfi­cie ruvida. Sono difficilmente rilevabili singolarmente in quanto spesso varia­mente associate in un unico complesso lesivo. Si distinguono tre gradi di escoriazione:

  • I grado: distacco superficiale dell’epidermide con formazione di crosta sierosa giallo-bruna
  • II grado: interessamento delle papille dermiche, sangue che fuoriesce dai capillari e formazione di crosta siero-ematica.
  • III grado: interessamento profondo del derma, lacerazione dei vasi, emorragia con formazione di crosta ematica.

Trattandosi di lesioni comunque prodotte da mezzi contundenti (smussi, privi di superfici appuntite o taglienti), nella maggior parte di casi non è possibile stabilire, dalla morfologia delle stesse, quale sia stato lo strumento che le ha genera­te, eccezion fatta per quelle nelle quali la particolare morfologia della lesione con­sente di ipotizzare, con grande verosimiglianza, quale sia stato lo “strumento” utiliz­zato: ad esempio, la presenza di lesioni escoriative-ecchimotiche “a binario” è tipica dell’utilizzo dello scudiscio (bastoncino di legno o cuoio usato normalmente per frustare i cavalli in corsa) o di un mezzo contusivo cilindrico con superficie liscia (mazza da baseball); l’aspetto a “piccola semiluna” dell’escoriazione che si approfonda per pochi millimetri negli strati cutanei è tipica delle unghiature, così come nelle graffiature si rinvengono solitamente escoriazioni lineari multiple, ravvici­nate e parallele tra loro. Le unghiature e le graffiature, rilevate in prossimità degli orifici nasale e buccale della vittima possono suggerire un tentativo di soffocamen­to; la presenza di unghiature e graffiature al collo, invece, potrebbe far pensare ad una colluttazione o ad un tentativo di strozzamento; la presenza di escoriazioni li­neari ai polsi o alle caviglie potrebbe indicare invece la costrizione della vittima me­diante corde e legacci; escoriazioni alle radici delle cosce possono far pensare ad una violenza sessuale.
Talora, specie nei grandi traumatismi (precipitazione, investimenti, ecc.) può risultare particolarmente difficile distinguere un’escoriazione prodotta in vita o in limine vitae da un’escoriazione postmortale per la possibile presenza di fenomeni di disidratazione in entrambe. Per risolvere questo dubbio si possono utilizzare le tecniche di immuno-istochimica che consentono di rilevare i segni di vitalità delle lesioni mediante la ricerca degli anticorpi anti-fibrina e anti-fibrinogeno.
In particolare, è possibile identificare almeno quattro fasi riparative di un’escoriazione:

  • Formazione della crosta ematica.
  • Rigenerazione epiteliale.
  • Granulazione subepidermica e iperplasia epiteliale.
  • Restituito ad integrum.

Nella fase di formazione della crosta ematica si depositano siero, globuli rossi e fibrina sull’area escoriata; tali reperti, anche se non utili alla determinazione dell’epoca di formazione delle escoriazioni, rappresentano dei validi indicatori della vitalità delle lesioni. La presenza dei polimorfonucleati nella sezione cutanea indica un tempo di formazione dell’escoriazione di circa 4-8 ore. Dopo 12 ore sono riconoscibili tre differenti strati: una zona superficiale caratterizzata da depositi di fibrina e glo­buli rossi, uno strato intermedio di polimorfonucleati ed uno strato profondo costi­tuito dalle cellule collagene danneggiate.
Il secondo stadio si caratterizza per la rigenerazione epiteliale a partenza dalle cellule “sopravvissute” dei follicoli piliferi; tale processo inizia dopo circa 30 ore dalla formazione della escoriazione e si rende visibile chiaramente dopo 72 ore.
Il terzo stadio, della granulazione subepidermica, si rende evidente nel periodo compreso tra i 5 e i 12 giorni dalla formazione dell’escoriazione; l’epitelio neoformato si presenta iperplastico con formazione di cheratina.
Infine dopo circa 12 giorni l’epitelio appare più sottile ed atrofico, le fibre colla­gene sono più evidenti e si riduce la “vascolarizzazione” del derma fino alla completa restitutio ad integrum.
È possibile comunque che ampie aree escoriate esitino in aree cutanee stabilmen­te discromiche ovvero coperte da cute anelastica a mo’ di cartina di sigaretta.

Articolo creato il 21 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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