Gravidanza e risposta farmacologica

In gravidanza qualsiasi farmaco dovrebbe essere usato con cautela, ad eccezione di quelli essenziali per il mantenimento della gravidanza stessa o per il trattamento di gravi patologie quali ipertensione, epilessia, asma e infezioni. I farmaci somministrati alla madre al momento del parto possono indurre effetti che persistono nel neonato. Quest’ultimo non solo può essere privo dei meccanismi necessari per l’inattivazione di molti farmaci, ma perde anche quelli della madre non appena il contatto con la circolazione materna viene interrotto.
È importante considerare i cambiamenti che si verificano nel metabolismo di alcuni farmaci perché alcuni di essi sono biotrasformati più velocemente con conseguente riduzione della loro azione farmacologica (ne sono esempi i farmaci antiepilettici e alcuni antibiotici β-lattamici), mentre altri sono metabolizzati meno velocemente con conseguente aumento della loro azione farmacologica (ne è un esempio la caffeina). Queste variazioni metaboliche sono dovute alle notevoli variazioni nella produzione di ormoni steroidei, soprattutto progesterone, che si manifestano durante la gravidanza.
Disturbi della funzione epatica e renale, che sono molto comuni durante il periodo della gravidanza, possono contribuire a determinare un ritardo nel metabolismo e nell’escrezione di alcuni farmaci. Inoltre, in caso di tossiemia gravidica, l’effetto di alcuni farmaci può essere potenziato a causa della ridotta capacità di legame farmaco-proteico dell’albumina.
Per tutti questi motivi, l’uso di farmaci dovrebbe essere molto cauto in tutte le donne in età fertile che desiderano una gravidanza, poiché questa può non essere diagnosticata tempestivamente durante il primo trimestre, che rappresenta il periodo più critico per un corretto sviluppo del feto.
Alcuni farmaci somministrati durante la gravidanza, possono indurre azioni lesive sul feto e possono talvolta promuovere l’insorgenza di malformazioni. Un esempio è rappresentato dai farmaci attivi sulla coagulazione. Spesso, il decorso della gravidanza è associato a condizioni di ipercoagulabilità ematica, per il trattamento dei quali è indicato l’uso di farmaci anticoagulanti. La somministrazione di anticoagulanti orali deve essere evitata durante il primo trimestre di gravidanza poiché questi farmaci possono indurre sindrome fetale, caratterizzata da ipoplasia nasale con disturbi respiratori, condrodistrofia calcificante congenita e ipoplasia agli arti con accorciamento delle dita. Ancora, se somministrati durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza, possono determinare difetti nello sviluppo del sistema nervoso centrale.
Anche i farmaci antitumorali sono in grado di attraversare la barriera placentare. Per le loro proprietà antiproliferative, determinano gravi malformazioni sull’embrione. Inoltre, questi farmaci possono causare aborto, parto prematuro, ritardo della fase di accrescimento postnatale, difetti nello sviluppo del sistema nervoso centrale e altre gravi tossicità d’organo.
L’uso di analgesici oppioidi, durante la gravidanza, può determinare depressione respiratoria del nascituro.
L’uso di benzodiazepine è stato associato a ritardi nello sviluppo nello sviluppo neonatale del sistema nervoso centrale.

Articolo creato il 10 settembre 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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