Lesioni da armi da fuoco a carica singola

Le lesioni da arma da fuoco a carica singola (come una pistola) si distinguono in:

  • Ferite contundenti, quando si produce una semplice ecchimosi o escoriazione sul corpo-bersaglio; ciò accade quando il proiettile raggiunge il corpo a bassa velocità ovvero se sparato da armi difettose o se l’energia lesiva sia stata ridotta dalla lunga distanza alla quale era posto il bersaglio o dall’impatto contro una superficie rigida (che ne ha assorbito parte dell’energia cinetica) o se sia stato fortemente rallentato dall’utilizzo di un giubbotto antiproiettile.
  • Ferite a doccia (o a semicanale o di striscio), quando la superficie cutanea sia interessata solo tangenzialmente dal proiettile.
  • Ferite penetranti, quando il proiettile supera la resistenza offerta dalla cute e penetra all’interno del corpo; in questi casi si distinguono ferite a fondo cieco qualora il proiettile resti indovato nei tessuti all’interno del corpo, ferite trapas­santi qualora il proiettile, ancora dotato di una notevole energia cinetica, attra­versi il corpo. Nelle ferite trapassanti oltre ad un foro d’ingresso e ad un trami­te, è presente un foro di uscita.
    Infine, le ferite a setone sono ferite trapassanti in cui si osserva esclusivamente un breve tramite intracorporeo superficiale, in ge­nere sottocutaneo.
  • Ferite da scoppio, quando il proiettile non si limita alla perforazione del bersaglio, ma ne provoca lo scoppio; è una ferita che interessa tipicamente gli organi cavi.
  • Ustioni da proiettili secondari, quando frammenti metallici del proiettile o oggetti (bottoni, fibie, schegge), animati da forza viva, si comportano come proiettili.

Caratteri del foro d’ingresso
Le caratteristiche morfologiche del foro di entrata variano in rapporto alla di­stanza di sparo; per convenzione si è soliti distinguere: colpi sparati da lontano (> 50 cm), da di­stanza ravvicinata (< 50 cm) ed a contatto.

  • Nei colpi sparati da lontano il foro d’ingresso si presenta circolare (se il proiettile è penetrato perpendicolarmente alla superficie cutanea) o ovalare (se è penetrato obliquamente), con margini finemente sfrangiati e talora introflessi. Il diametro del fo­ro d’ingresso non corrisponde al diametro del proiettile per effetto dei fenomeni di retrazione indotti dalle fibre elastiche della cute, presentando più spesso dimensioni minori. La soluzione di continuo del foro di ingresso è circondata da un orletto escoriativo-ecchimotico, di colore scuro, generato secondo alcuni autori dalla rotazione del proiettile sul proprio asse che “pizzica” la cute escoriandola, ma invero dovuto alla rapida introflessione “a dito di guanto” della cute strisciata dal fianco del proiettile in ingresso.
    È possibile, seppur solo orientativamente, stabilire la direzione dalla quale provie­ne il proiettile in funzione della morfologia del foro di ingresso e dell’orientamento dell’orletto escoriato-ecchimotico: un orletto escoriativo-ecchimotico circolare concentrico al foro di ingresso indica che il proiettile è penetrato perpendicolarmente alla cute; un orletto ecchimotico-escoriato maggiormente rappresentato in corrispondenza di uno dei due poli di un foro di ingresso ovalare, indica la direzione del proiettile in un ingresso obliquo. Si tratta comunque di indicazioni valide solo se la superficie cutanea interessata dalle lesioni è piana, potendo invece variare qualora la superficie cutanea sia convessa.
    Intorno alla soluzione di continuo cutanea potrà inoltre rilevarsi un orletto di detersione (assente qualora il proiettile abbia attraversato gli indumenti) per la presenza di materiale residuo, untuoso, presente all’interno della canna e “trasportato” dal proiettile (può essere un segno di premeditazione); al passaggio attraverso la cute, il proiettile si deterge depositando sulla stessa tale materiale di colorito nerastro. Ovviamente l’utilizzo di polveri raffinate e la maggiore pulizia della canna riducono le possibilità di osservare l’orletto di detersione.
  • Nei colpi sparati da vicino, oltre agli effetti già descritti precedentemente, si può osservare l’effetto dei componenti del ciclo dello sparo. In particolare si possono rilevare:
    • L’alone di ustione, determinato dall’azione della fiammata e dei gas ad alta temperatura liberati dalla canna dell’arma e caratterizzata da un’ustione cutanea che confe­risce un aspetto di cute secca, pergamenacea, attorno al foro di ingresso variamente associata alla bruciatura dei peli circostanti ove presenti (colpi a “bruciapelo”). Posso­no altresì essere presenti un alone di affumicatura ed il tatuaggio, qualora tra la bocca dell’arma e la cute non si frappongano indumenti.
    • L’alone di affumicatura, di colorito grigiastro, che si deposita sulla cute per effetto dell’espulsione dalla canna di finissime particelle combuste delle polveri da sparo ed è facilmente asportabile con un panno bagnato; si osserva meno rispetto al passato per il maggiore raffinamento delle polveri da sparo.
    • Il tatuaggio si produce per effetto delle polveri incombuste che si infiggono sotto forma di granuli a livello cutaneo e sottocutaneo, producendo delle minute escoriazioni locali e pertanto non è detergibile.
      A differenza del tatuaggio “vero” il tatuaggio spurio rappresenta l’effetto di frammenti secondari (vetri, legno, bottoni o altro), prodotti a seguito dell’impatto del proiettile contro oggetti interposti ed attraversati prima di raggiungere la vittima e nella loro infissione a livello sottocutaneo.
      A 5-10 cm cessa l’effetto della fiamma.
      A 10-15 cm non c’è ustione.
      A 5-20 cm non c’è affumicatura.
      A 25-40 cm non c’è tatuaggio.
  • Nei colpi sparati a contatto la soluzione di continuo può presentare i margini notevolmente frastagliati per effetto del violento ingresso dei gas nel sottocutaneo; in al­cuni casi, può assumere un aspetto stellato (lesioni da scoppio), particolarmente evidente quando il colpo sia esploso a contatto con il neurocranio. In questo caso i gas penetrano massivamente attraverso il foro di ingresso e, incontrando la resistenza del tavolato cranico, si diffondono nel sottocutaneo formando una “camera di scoppio” con conseguente produzione delle tipiche fenditure lineari a raggiera (forma stellata). Talora, inoltre, può osservarsi l’impronta a stampo della bocca dell’arma o dell’astina guida dell’otturatore delle armi semiautomatiche (segno di Werkgartner) dovuto alla compressione esercitata dal vivo di volata (parte terminale della canna) sulla cute.
    L’aspetto stellato non è presente a livello addominale in quanto in tale sede i gas si ditribuiscono nei tessuti sottocutanei o direttamente in cavità addominale.

Se si ha un foro d’ingresso senza orletto ecchimotico, il soggetto era già morto prima di essere sparato.

Caratteri del tramite
Il tramite sarà rettilineo quando dotato di sufficiente energia cinetica per superare le resistenze offerte dai tessuti; avrà invece decorso curvilineo quando, a bassa velocità, seguirà le curvature di superfici rigide (ad esempio, coste, endocranio), avrà invece decorso angolato quando impattando contro una superficie rigida modificherà il proprio tragitto intracorporeo, descrivendo un angolo ottuso o acuto.
È possibile rinvenire un unico tramite per un singolo proiettile o, nel caso in cui questo si sia frantumato, più tramiti di piccole dimensioni generati dall’autonomo potere di penetrazione dei singoli frammenti, talora deviati dalle ossa. Qualora il proiettile abbia attraversato completamente e perpendicolarmente una superficie ossea piana, potrà rilevarsi sia il diametro del proiettile (con un minimo margine di er­rore), che il calibro dell’arma da cui è stato esploso; inoltre, se ad essere interessate sono le ossa craniche si potrà osservare una lesione ossea di aspetto tipicamente imbutiforme caratterizzata da un progressivo slargamento (“svasatura”): in corrispondenza del foro d’ingresso la diploe presenterà una svasatura della teca interna men­tre a livello dell’uscita la svasatura sarà a carico della teca esterna.
L’analisi morfologica delle lesività craniche da arma da fuoco presenti sulla calot­ta, lo studio comparato delle svasature, il decorso delle fratture che possono dipartirsi dai fori d’ingresso e di uscita, possono fornire utili indicazioni sulla direzione dello sparo, sulla successione dei colpi e sulla posizione reciproca tra vittima ed aggressore.
Per un corretto studio dei tramiti e per il recupero di proiettili al termine dei tra­miti a fondo cieco, può risultare utile il ricorso ad un preliminare esame radiografico in due proiezioni (antero-posteriore e latero-laterale), anche al fine di evitare migra­zioni del proiettile indotte da incaute manovre autoptiche.
Per lo studio dei tramiti, talvolta, si fa ricorso all’utilizzo di specilli metallici; tale manovra dovrebbe essere evitata o, al limite, eseguita con la massima delicatezza e precauzione al fine di evitare di creare falsi tramiti.

Esclusivamente a fini didattici si è soliti identificare una distanza di sparo supe­riore ai 40-50 cm per i colpi esplosi “da lontano” ed inferiore per i colpi esplosi da distanza ravvicinata; sempre a fini didattici si è soliti identificare una distanza di spa­ro di pochi cm se sulla cute limitrofa al foro di ingresso è presente l’ustione della fiammata, di circa 5 cm se è presente l’affumicatura, di 10-15 cm se è presente un ta­tuaggio, sempre che non via sia interposizione di indumenti. Si parla, invece, di colpo a contatto se, concentrica al foro di ingresso, vi è l’ecchimosi del vivo di volata della canna associata all’assenza di tutti i segni del ciclo dello sparo (ustione, affumi­catura, tatuaggio).
Deve segnalarsi tuttavia un’ampia variabilità di tali indicazioni indotte dal tipo di munizionamento e dal funzionamento delle armi utilizzate.

Caratteri del foro di uscita
Rispetto al foro di entrata, il foro di uscita può presentare caratteri differenti, risultando piuttosto difficile una fine distinzione tra i due sulla base dei soli caratteri morfologici; talvolta i margini possono apparire estroflessi, e dagli stessi può fuoriuscire tessuto adiposo e/o fibroso per effetto del “trascinamento” esercitato dal proiet­tile. Certamente più indicativa, invece, è l’assenza di un orletto di escoriazione, del­l’affumicatura o degli effetti dei componenti del ciclo dello sparo. Anche in questi casi, tuttavia, seppur rare esistono delle eccezioni: in particolare, è possibile osservare un alone escoriativo-ecchimotico, qualora il proiettile, dopo aver percorso il tramite intracorporeo, pur dotato di una sufficiente energia cinetica, non riesca a superare la cute per la resistenza offerta da un mezzo rigido sul quale la cute poggia; si pensi ad esempio ad un soggetto attinto da un proiettile mentre è riverso al suolo o appoggia­to ad un muro: in questo caso la cute sarà compressa tra il proiettile e la superficie ri­gida di appoggio, determinando, come effetto, la comparsa di un’area variamente escoriativa-ecchimotica sul versante esterno della cute (foro di uscita puntellato).

Articolo creato il 26 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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