Lesioni da punta

Le lesioni da punta rientrano tra le lesioni da arma bianca e sono determinate da strumenti appuntiti e generalmente dotati di sezione circolare e forma cilindrica o conica.

  • Sono strumenti pungenti tipici: aghi, chiodi, spilli, punteruoli, ecc..
  • Sono strumenti pungenti atipici: punte di bastone, punte di ombrello, aste di legno, ecc..
  • Sono pungenti naturali: spine vegetali, spine di pesce, corna animali.

Tali strumenti agiscono mediante compressione e determinano la diastasi dei tessuti cutanei e sot­tocutanei. La lesività è minima a livello della superficie cutanea e si estende in profondità in misura direttamente proporzionale all’entità della forza applicata, all’acuità dell’estremità dello strumento, nonché alla lunghezza dello stesso. Si caratte­rizzano per la presenza di un forame di ingresso circolare di piccole dimensioni cir­condato a volte da un tenue orletto ecchimotico-escoriato e da un tramite intracorporeo lineare. Se lo strumento è sufficientemente lungo ed interessa regioni anato­miche a diametro ridotto (polso, mano, orecchio, ecc.) potrà rinvenirsi anche un fora­me di uscita, negli altri casi invece la ferita si presenterà a fondo cieco.
Il foro d’ingresso quando circondato dall’orletto escoriativo-ecchimotico, può simulare una lesione da arma da fuoco a carica singola (proiettile).
La diagnosi differenziale con il foro d’ingresso prodotto da un proiettile è tutta­via piuttosto agevole e si basa sull’assenza di eventuali segni macroscopici secondari tipici del ciclo dello sparo, quali l’orletto di detersione, l’ustione, il tatuaggio e l’affumicatura oltre, ovviamente, sull’assenza del proiettile all’interno del corpo nelle ferite a fondo cieco.
Le dimensioni delle lesioni visibili sia a livello cutaneo sia a livello degli organi interni risentono dei fenomeni di retrazione elastica: il foro cutaneo è più piccolo del diametro dello strumento che ha causato la lesione. Solo nel caso in cui siano state interessate le strutture ossee piatte, è possibile rinvenire sulle stesse una lesione a stampo che, qualora trapassante, consente di identificare la sezione dello strumento. La presenza di un’ecchimosi cutanea immediatamente limitrofa al forame di ingresso prodotta dall’impatto del manico indica invece che lo strumento è giunto a “fine corsa”; in tali casi, la profondità della ferita può fornire, in determinate circostanze, orientative indicazioni sulla lunghezza dello strumento utilizzato.
Le lesioni da forbice hanno morfologia differente a seconda che le branche siano aperte o chiuse, potendosi definire lesioni da punta più propriamente dette quelle indotte da forbici con branche chiuse e lesioni da punta e taglio quelle indotte da forbice a branche aperte.
L’impalamento rientra nell’ambito delle lesioni da punta, solitamente di natura accidentale è dovuto alla penetrazione violenta all’interno del corpo di uno strumento appuntito (tondini di ferro, pali) come ad esempio può avvenire a seguito della caduta accidentale sulle estremità aguzze delle aste di un cancello. La lesione da impalamento è in genere ampia, irregolare, circondata da ampia ed estesa escoriazione ecchimotica concentrica in genere raggiata. In passato l’impalamento era una tecnica di esecu­zione capitale con supplizio; il mezzo impalante era introdotto nel perineo e fatto uscire dalla bocca evitando l’interessamento dei grossi vasi, del cuore e dei polmoni, sì da consentire ove ben realizzato un tempo di sopravvivenza più o meno lungo.

Articolo creato il 23 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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