Lesioni da radiazioni

Le lesioni da radiazioni rientrano tra le lesioni da radiazioni quelle prodotte dalle onde elettromagnetiche e dalle radiazioni corpuscolate. Si devono distinguere le radiazioni non ionizzanti (più lievi) da quelle ionizzanti che possono causare effetti lesivi ben più gravi.
Le radiazioni, in generale, possono causare due diversi tipi di danno:

  • Danno somatico, a carico degli organi.
  • Danno genetico, a carico di ovaie e testicoli.

Radiazioni non ionizzanti

  • Lesioni da onde radio: determinano vasodilatazione cutanea e sottocutanea e stimolano il metabolismo cellulare (usate per diatermia e marconiterapia); l’ecces­so di calore può provocare lesioni più gravi fino alla formazione di escare che la­sciano cicatrici piane.
  • Lesioni da onde radar: emesse da apparecchi di riscaldamento ad elevata frequen­za determinano lesioni degenerative a carico del tessuto nervoso, turbe cardiocircolatorie ed ematiche, iperfunzionalità delle ghiandole endocrine, modificazioni umorali (aumento della glicemia, della coagulabilità), sterilità.
  • Lesioni da raggi infrarossi: tali radiazioni sono emesse dalla luce solare, da lampa­de ad arco e dalla fiamma ossidrica; anche questi raggi hanno scarsa penetranza tissutale e quindi producono gli stessi effetti delle onde radio. Se si verifica esposizione protratta si possono determinare dermatiti croniche o cheratiti ed uveiti.
  • Lesioni da radiazioni visibili: la luce solare è costituita in parte da raggi infrarossi in parte da raggi visibili ed in piccola parte da raggi UV. I raggi visibili non rappresentano fonte di danno; gli unici effetti gravi possono derivare dalla luce la­ser, ad elevatissima intensità e convogliata in un’unica direzione.
  • Lesioni da raggi ultravioletti: non hanno azione termica, ma chimica ed attinica dalla quale derivano diversi fenomeni come la fotosensibilizzazione, la fotoaller­gia ed il fotobiotrofismo (stimolazione della virulenza microbica). In soggetti esposti cronicamente alla luce solare si possono produrre alterazioni cutanee co­me distrofie ed ipercheratosi che possono, a loro volta, portare alla formazione di epiteliomi. Anche gli occhi possono subire alterazioni più o meno gravi, fino alla compromissione del visus.

Radiazioni ionizzanti
La ionizzazione è un fenomeno che determina la scissione di un atomo in due io­ni, ovvero due particelle cariche elettricamente; tale ionizzazione produce un trasferimento di energia che ne determina altri inducendo effetti biologici se a contatto con l’organismo, attaccando innanzitutto il nucleo cellulare e successivamente anche il citoplasma.
I vari organi hanno una diversa radiosensibilità in base alla maturità delle cellule che li compongono: cellule giovani ed immature (cellule linfoidi, cellule neoplasti­che, cellule embrionali) sono meno stabili e quindi più sensibili a tali radiazioni.
Le sostanze in grado di emettere radiazioni ionizzanti si distinguono in:

  • Radioattivi naturali (radio, uranio, attinio, ecc.) o artificiali (radioisotopi).
  • Apparecchi di uso industriale o diagnostico-terapeutico (ciclotrone, betatrone, ecc.).
  • Armi nucleari.

Tali radiazioni possono produrre lesioni su diversi organi e tessuti:

  • Cute: radiodermiti acute che si presentano sotto forma di lesioni eritematose nel­le forme più lievi e di necrosi cancrenose nelle forme più gravi alle quali posso­no residuare cicatrici deformanti); radiodermiti croniche, rappresentate da distro­fie cutanee, per lo più di origine professionale, che interessano le regioni corpo­ree esposte dagli indumenti.
  • Mucose: in tali sedi si rilevano fenomeni distrofici e necrosi.
  • Organi emopoietici: sono i più colpiti, perché maggiormente radiosensibili (linfo­citi e milza); clinicamente si può avere anemia, leucopenia, aplasia midollare e leucemie.
  • Ghiandole sessuali: negli uomini si ha atrofia dei tubuli seminiferi e dei testicoli con conseguente blocco nella spermatogenesi e sterilità; nelle donne sono colpi­te le ovaie, anch’esse possono diventare atrofiche con arresto dell’ovulazione; nelle gestanti vi è poi il rischio di aborto o di malformazioni fetali.
  • Altri organi: i più resistenti sono i muscoli ed il tessuto nervoso; frequente è il riscontro di microcitoma polmonare, osteiti e lesioni oculari.

Esistono poi delle forme generalizzate da “panirradiazione” di differente entità a seconda della intensità e del tempo di esposizione:

  • Forma acuta: la vittima presenta malessere generale, lieve rialzo termico, cefa­lea, vertigini, depressione psichica, vomito, sudorazioni e diarrea. Sono sintomi con rapida insorgenza ed altrettanto rapida scomparsa. Si manifestano nei pa­zienti sottoposti a cure radianti intensive.
  • Forma cronica lieve: si presenta con grave astenia, cachessia, alterazioni della crasi ematica e radiodermiti croniche. È la forma legata ad esposizioni profes­sionali non di notevole entità ma protratte nel tempo.
  • Forma cronica grave: si manifesta dapprima attraverso una sintomatologia acuta con nausea, vomito, diarrea, febbre alta, depressione psichica, in seguito o si ve­rifica la morte del paziente, oppure si sommano ai sintomi acuti, le emorragie cutanee e mucose, con ulcerazioni di bocca e tonsille e le alterazioni ematiche con grave stato cachettico. Dopo 2-3 settimane circa il 50% dei pazienti decede.

Articolo creato l’1 febbraio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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