Prevenzione dell’assorbimento di un veleno

Il trattamento degli avvelenamenti acuti deve essere tempestivo.
Il primo obiettivo è il mantenimento delle funzioni vitali, se la loro compromissione è imminente.
In secondo luogo, bisogna mantenere la concentrazione del veleno nei tessuti a rischio ai livelli più bassi possibi­li, prevenendone l’assorbimento e favorendone l’elimina­zione.
Il terzo obiettivo è combattere gli effetti farmaco­logici e tossicologici sui siti effettori. Si può agire in diversi modi:

In caso di inalazione di una sostanza tossica, il primo provvedimento da mettere in atto è allontanare il paziente dalla fonte d’esposizione. Analogamente, è ne­cessario lavare abbondantemente la cute, se è venuta a contatto con il veleno. Gli abiti che eventualmente siano stati contaminati devono essere rimossi.
Il trattamento primario di tutti i tipi di lesioni agli occhi provocate da agenti chimici deve essere rapido e tempestivo; è neces­sario operare immediatamente, e per almeno 15 minuti, un’irrigazione oculare con acqua.

Una volta che la sostanza chimica sia stata assorbita, possono essere attuate, in alcuni casi, procedure in grado di aumentare la velocità di elimina­zione. Molti farmaci sono metabolizzati dal sistema ci­tocromo P450 presente nel reticolo endoplasmatico del fegato e i suoi componenti possono essere indotti da nu­merose sostanze. Tuttavia, l’induzione di questi enzimi ossidativi è troppo lenta (giorni) perché possa risultare di qualche utilità nel trattamento della maggior parte degli avvelenamenti acuti causati da agenti chimici.
L’etanolo, per esempio, è usato per inibire la conversione del metanolo, a opera dell’alcol deidrogenasi, nel suo metabolita altamente tossico, l’acido formico.
I farmaci e i veleni sono escreti nelle urine tramite filtrazione glomerulare e secrezione tubulare attiva; possono essere riassorbiti nel sangue se sono in una forma sufficientemente liposolubile da attraversare la parete tubulare o se esiste un meccanismo attivo per il loro trasporto. L’aumento della filtrazione glomerulare non è una via praticabile per facilitare l’eliminazione di tali composti. Tuttavia, si può intervenire alterando il riassorbimento passivo dal lume tubulare. I diuretici riducono il riassorbimento diminuen­do il gradiente di concentrazione del farmaco tra lume del tubulo e cellula tubulare e incrementando il flusso lungo il tubulo. La furosemide è tra i derivati più spesso impiegati, insieme ai diuretici osmotici.
I composti non ionizzati vengono riassorbiti assai più rapidamente di quelli ionizzati e delle molecole polari; pertanto, il passaggio dalla forma non ionizzata a quella ionizzata della sostanza tossica, per variazione del pH del fluido tubulare, può accelerarne l’eliminazione.
I composti acidi, come il fenobarbital e i salici­lati, sono eliminati assai più rapidamente se l’urina è al­calina piuttosto che acida. Per alcalinizzare le urine viene effettuata la sommini­strazione endovenosa di bicarbonato di sodio.
Al contrario, l’escre­zione renale di farmaci basici, come l’amfetamina, può essere aumentata per acidificazione delle urine, attraver­so la somministrazione di cloruro d’ammonio o di acido ascorbico.
L’escrezione urinaria di un composto acido è particolarmente sensibile ai cambiamenti del pH urinario se la sua pKa è compresa tra 3 e 7.5; per le basi, l’inter­vallo corrispondente di pKa è 7.5-10.5.

Articolo creato il 2 marzo 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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