Struttura della milza

La milza è avvolta da una spessa capsula di tessuto connettivo denso contenente un esiguo corredo di tessuto muscolare liscio. Dalla superficie interna della capsula ha origine un complesso di spesse trabecole che si arrestano a breve distanza dalla capsula stessa e, pertanto, non suddividono l’organo in lobi e lobuli. Sulla faccia mediale della milza, la capsula si approfonda nella regione dell’ilo. I vasi arteriosi si distribuiscono nello spessore delle trabecole capsulari e le abbandonano quindi per passare nel parenchima dell’organo.
La polpa splenica è sostenuta da una rete tridimensionale di tessuto connettivo reticolare. La maggior parte della polpa, in seguito al ricco apporto di sangue, ha un caratteristico colore vinaceo ed è denominata polpa rossa. Questa consiste di vasi a lume ampio e parete sottile, i seni venosi splenici (o sinusoidi) e da accumuli di cellule del sangue (eritrociti, macrofagi, cellule dendritiche, rari linfociti e plasmacellule) che si trovano fra i seni e che formano i cordoni splenici.       Schema della milza
Dispersi nella polpa rossa si trovano aggregati di cellule linfoidi, che si presentano come noduli grigiastri, e che costituiscono la polpa bianca. Questi aggregati linfoidi circondano rami arteriolari e formano le guaine (o manicotti) linfoidi periarteriolari (PALS), a cui sono collegati follicoli linfatici, i corpuscoli lienali di Malpighi, alcuni dei quali contengono un centro germinativo. Le PALS contengono principalmente linfociti T, due terzi dei quali appartenenti alla sottopopolazione CD4+ ed un terzo a quella CD8+. I follicoli e i centri germinativi contengono prevalentemente linfociti B e linfociti T CD4+, nonché cellule presentanti l’antigene che, per la forma irregolare e la ricchezza dei prolungamenti, prendono il nome di cellule follicolari dendritiche.
Al confine tra polpa bianca e rossa si trova la zona marginale in cui sono presenti linfociti e macrofagi. Al microscopio, la zona marginale appare più chiara poiché è costituita da linfociti dotati di citoplasma più ampio. I linfociti presenti sono in prevalenza linfociti B-memoria con funzioni immunologiche particolari, capaci di migrare nel centro germinativo, di attivarsi negli elementi costitutivi di quest’ultimo e di trasformarsi in plasmacellule. Il nucleo dei linfociti B marginali mostra caratteristiche indentature che lo assi­milano al centrocito del centro germinativo, o aspetti monocitoidi con nucleolo piccolo e centrale o più nucleoli diposti in modo irregolare. E proprio per questi aspetti, i linfociti B marginali sono anche noti con gli appellativi di linfociti centrocitosimili (o monocitoidi). Questi elementi sono complessivamente simili a quelli che si osservano nella componente diffusa del tessuto linfatico associato alle mucose (MALT).
Poiché i linfociti B marginali sono capaci di rispondere ad antigeni T-indipendenti come quelli polisaccaridici batterici, si spiega il maggior rischio dei soggetti splenectomizzati, specie se giovani o affetti da immunodeficienze, a sviluppare setticemie pneumococciche fulminanti.

L’organizzazione del parenchima lienale è principalmente determinata dalla disposizione che i vasi sanguiferi assumono distribuendosi all’interno del parenchima. I rami dell’arteria lienale, che penetrano in corrispondenza dell’ilo, decorrono in un primo tratto entro le trabecole dove si approfondano e si ramificano riducendo il proprio calibro. Essi emergono quindi dalle trabecole, come arteriole del diametro di circa 200 µm e subito si circondano di una spessa guaina di tessuto linfoide, che si dispone intorno ai vasi; in questo momento si parla di arterie centrali. In sezione, queste formazioni, costituite da un’arteriola circondata dalla guaina di tessuto linfoide, si presentano come accumuli linfoidi tondeggianti (sono i corpuscoli lienali di Malpighi); l’arteriola può anche decorrere eccentricamente in tali corpuscoli. Le guaine linfoidi intorno alle arteriole non si interrompono all’improvviso, all’uscita del vaso dal corpuscolo lienale, ma proseguono per un certo tratto come sottili manicotti perivascolari di linfociti.
Attraversati i corpuscoli lienali, le arteriole (ora con un diametro di circa 50 µm), passano nella polpa rossa dove si suddividono in ciuffi di ramuscoli del calibro di 15 µm, le arteriole penicillari; esse, a loro volta, proseguono nei capillari con guscio. Questi sono piccoli vasi la cui parete presenta, all’esterno dell’endotelio e della lamina basale, un guscio o un ellissoide, ossia un involucro (guaina di Schweigger-Seidel) formato da elementi allungati e disposti concentricamente rispetto al lume vasale; tali elementi presentano le caratteristiche morfologiche e funzionali dei macrofagi e sono dotati di elevata capacità fagocitaria.
Superato il tratto provvisto di guscio, i capillari arteriosi danno ancora qualche ramo del calibro di 10 µm e si portano in direzione della polpa rossa dove, nella maggior parte dei casi, si aprono nei cordoni cellulari di Billroth della polpa rossa (circolo aperto) o, più raramente, nei seni venosi della polpa rossa (circolo chiuso).

  • Secondo la teoria della circolazione aperta, i capillari arteriosi si aprono direttamente nei cordoni della polpa rossa che sono funzionalmente, quindi, spazi vascolari cavernosi; il sangue fuoriuscito dai capillari filtra attraverso i cordoni e ritorna nei vasi attraversando la parete dei seni venosi. Questo tipo di circolazione è perciò lenta.
  • Secondo la teoria della circolazione chiusa, i capillari arteriosi si continuano direttamente nel lume dei seni venosi ed il sangue, per filtrare nei cordoni, deve attraversare la parete dei sinusoidi e ritornarvi percorrendo il cammino inverso (come in tutti gli altri organi). Questo tipo di circolazione è rapida in quanto il sangue proveniente dai capillari arteriosi è direttamente incanalato nei seni venosi e di qui ai collettori venosi. Questa modalità circolatoria è di gran lunga prevalente.Il plasma può anche essere riassorbito attraverso i vasi linfatici e ritornare nel circolo sanguigno tramite il dotto toracico.                                                                                                                 Capsula della milza

Altri rami delle arteriole centrali, attraversando le PALS, raggiungono la zona marginale aprendosi in un seno marginale che comunica con un seno cavernoso peri-marginale, che a sua volta si mette in comunicazione con i seni venosi della polpa rossa.
I seni splenici presentano un endotelio costituito da cellule molto caratteristiche, fusiformi, lunghe circa 100 µm, con il loro asse maggiore orientato parallelamente all’asse longitudinale del vaso (cellule a “bacchetta”). Questi elementi fusati non sono connessi da giunzioni intercellulari ma appaiono in più punti separati tra loro da ampie fessure attraverso le quali possono passare le cellule ematiche. Il loro citoplasma è ripieno di microfilamenti e di filamenti intermedi. Le cellule che costituiscono la parete del seno dimostrano scarse proprietà granulopessiche e sono prive degli altri attributi funzionali propri dei macrofagi.
La membrana basale su cui poggia l’endotelio è costituita di una matrice amorfa finemente filamentosa e PAS-positiva e di una sottile rete di fibre reticolari argirofile che si continua con quella dei cordoni splenici. Le fibre reticolari della membrana basale sono disposte circolarmente intorno alle cellule endoteliali come i cerchi di una botte intorno alle doghe. Il carattere particolare della membrana basale è di essere fenestrata.
All’esterno di queste fibre reticolari sono cellule reticolari avventiziali, intimamente asso­ciate alle fibre, le quali, si ritiene, sarebbero prodotte dalle stesse cellule. Elemento caratteristico di queste ultime è la presenza di esili proiezioni ramificate che si perdono tra le fibre reticolari periarteriolari e tra le fibre dei cordoni della polpa rossa, connettendosi e ancoran­dosi ai processi citoplasmatici dei macrofagi dei cordoni. La facoltà di retrazione delle cellule reticolari avventiziali assegna ad esse un ruolo importante nel regolare il flusso del sangue attraverso le fessure interendoteliali del seno venoso, chiudendo o aprendo cosi vie di circolazione del sangue. Inoltre, la contrazione di queste cellule può modificare la distanza tra la parete arteriolare e quella del seno vascolare con conseguenti effetti il flusso di sangue. Ne derivano quindi pori di filtra­zione la cui permeabilità è assai ampia per il plasma e variamente limitata nei confronti degli elementi figurati, tuttavia tale da non impedire una diapedesi abituale verso lo spazio interposto fra i seni venosi.
Le vene della polpa passano nelle trabecole e continuano con i rami della vena lienale che emergono dall’ilo dell’organo.
La milza non dispone di vasi linfatici afferenti; vasellini linfatici compaiono nel contesto della polpa bianca, formano una rete intorno alle arteriole e, seguendo le diramazioni arteriose trabecolari con dire­zione efferente, si dirigono verso l’ilo

Struttura della milza

Milza di uomo (Colorazione Mallory Azan). Nell’individuo adulto è un organo linfatico secondario. E’ circondata da una capsula che riveste il parenchima nel quale è possibile distinguere due territori diversamente colorati. La polpa rossa (PR) appare meno intensamente colorata per la presenza di grosse lacune sanguigne dette seni della polpa o splenici (S), mentre la polpa bianca è costituita da formazioni denominate corpuscoli del Malpighi (CM) ed appare più intensamente colorata per la fitta presenza di linfociti. Al centro del corpuscolo è riconoscibile un’arteriola (A) .

.Organizzazione della milza

La polpa rossa, che rappresenta la parte quantitativamente prevalente del parenchima splenico, è formata dai cosiddetti cordoni della polpa che si organizzano in una rete tridimensionale intorno ai seni venosi della polpa. I cordoni sono formati da uno stroma reticolare nelle cui maglie trovano posto cellule di vario tipo e cioè linfociti, macrofagi ed elementi provenienti dal torrente circolatorio (eritrociti, granulociti, monociti e piastrine). I macrofagi sono prevalenti nei cordoni della polpa rossa e nella zona marginale, oltre che intorno ai capillari con guscio.
Questi sono ampi canali vascolari che presentano un endotelio non sostenuto da una membrana basale. Le cellule endoteliali sono allungate con l’asse maggiore orientato parallelamente a quello del vaso. Si affiancano fra loro delimitando fessure piuttosto ampie. La membrana basale è costituita da fibre reticolari a decorso per lo più circolare, con ampie finestre poligonali disposte regolarmente. I sinusoidi sono tributari delle vene della polpa rossa che, a loro volta, si aprono nelle vene trabecolari.

Polpa rossa della milza

Le arterie che nella polpa bianca riducono ulteriormente il loro diametro fuoriescono da qui per entrare nella polpa rossa dove daranno luogo ad arterie penicillari, quindi a capillari con guscio ed infine a capillari arteriosi che si possono aprire direttamente nella polpa rossa (circolazione aperta) oppure nei seni venosi (circolazione chiusa) che rappresentano i veri capillari della milza.
La polpa rossa (PR) appare quindi costituita da una grossa componente vascolare della quale i meglio evidenziabili sono i seni venosi (S) e da una componente parenchimale costituita dai cordoni splenici del Billroth. Questa circonda e avvolge i corpuscoli del Malpighi (CM) che in posizione eccentrica presentano l’arteriola centrale (A) ( in questa immagine l’unica arteriola è stata colpita più volte dal taglio per questo il corpuscolo presenta due di queste strutture e non una come normalmente accade). (Colorazione Mallory Azan).

La polpa bianca è formata da linfociti, macrofagi e altre cellule libere nel contesto di un reticolo connettivale che si dispone intorno alle arteriole centrali. Questi aggregati linfoidi hanno forma cilindrica e contengono follicoli linfoidi secondari provvisti di zone mantellari e centri germinativi del tutto simili a quelli della zona corticale dei linfonodi. Collaterali dell’arteriola centrale decorrono nella polpa bianca e molti di essi si aprono nei seni della zona marginale.

Polpa bianca della milza

Particolare dell’immagine precedente visto a maggiore ingrandimento (Colorazione Mallory Azan).
I vasi sanguiferi che giungono alla milza fanno parte integrante del parenchima splenico. I rami dell’arteria lienale penetrati nell’organo a livello dell’ilo, percorrono le trabecole connettivali, derivate dalla capsula che circonda l’organo, e si riducono di diametro. Quando abbandonano le trabecole le arteriole si rivestono di un manicotto di tessuto linfoide che circonda la tonaca media del vaso: l’insieme di tali guaine costituisce la polpa bianca che comprende tutti i noduli linfatici o corpuscoli del Malpighi (CM) presenti nell’organo. In posizione normalmente eccentrica è sempre visibile l’arteriola centrale (A) del corpuscolo.

All’esterno del corpuscolo si trova la polpa rossa (PR) costituita da cordoni cellulari e vasi di vario calibro tra cui ben visibili i seni (S) della polpa rossa.

Fonte: Istituto di anatomia umana normale università degli studi di Bologna

La zona marginale è formata da un reticolo connettivale a maglie fitte, che accoglie cellule organizzate in formazioni analoghe ai cordoni della polpa rossa. Un seno marginale è direttamente adiacente ai follicoli linfoidi e risulta costituito da una serie di spazi vascolari appiattiti che si dispongono fra polpa bianca e zona marginale. Un seno cavernoso peri-marginale si trova invece all’esterno della zona marginale oppure, dove manca il seno marginale, si pone in rapporto diretto con i follicoli linfoidi.

Articolo creato il 3 marzo 2012.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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