Carbone attivo

Il carbone attivo adsorbe avidamente alla superficie delle sue particelle farmaci e sostanze chimiche, prevenendone l’assorbimento sistemico e quindi la tossicità. Non tutti gli agenti chimici sono adsorbiti dal carbone. Per esempio, gli alcoli, gli idrocarburi, i metalli e le sostanze corrosive non sono adsorbiti in modo soddisfacente dal carbone attivato. Il rapporto ottimale carbone/farmaco è di almeno 10:1. La somministrazione di carbone attivo da solo rappresenta il più importante intervento che può essere fornito a un paziente in caso di overdose.
Il carbone attivo viene solitamente preparato aggiungendo 50 g di polvere (circa 10 cucchiai da tavola) a un bicchiere d’acqua. La miscela così ottenuta viene somministrata per via orale o tramite una sonda inserita nello stomaco. Il carbone attivo non dovrebbe essere impiegato simultaneamente con ipecacuana, poiché il carbone può adsorbire l’agente emetico contenuto nell’ipecacuana riducendone l’effetto emetico. La presenza di una sostanza adsorbente nell’intestino può interrompere il circolo enteroepatico di un composto, aumentandone l’escrezione. L’uso del carbone attivo interrompe la circolazione enteroepatica di farmaci quali gli antidepressivi triciclici e la glutetimide.

Articolo creato il 2 marzo 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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