Strangolamento

Lo strangolamento si determina per compressione del collo mediante un laccio o altro mezzo idoneo (spesso avvolto con più giri) mediante una forza esterna (diversa da quella del peso corporeo) applicata generalmente secondo un piano perpendicolare rispetto all’asse maggiore del collo.
Di solito la forza estranea che effettua la trazione del laccio è quella muscolare delle braccia dell’aggressore che si pone o al davanti o, più spesso, alle spalle della vittima.
Talvolta, invece, la costrizione viene esercitata mettendo in trazione il laccio at­torno ad un’asta (garrottamento).

Fisiopatologia dello strangolamento
I tre meccanismi fisiopatologici che intervengono nello strangolamento sono gli stessi dell’impiccamento ma con modalità differenti:

  • Fattore asfittico: riveste un ruolo marginale, in quanto la trazione trasversale agendo direttamente sulla cartilagine laringea e tracheale (che oppongono un’ottima resistenza) avrebbe bisogno di una forza notevole (pari a 15 Kg circa) per poterne determinare l’occlusione completa.
  • Fattore circolatorio: riveste il ruolo principale nel determinare la morte per strangolamento. Infatti la trazione, in questo caso, è sufficiente per occludere completamente giugulari e carotidi, impedendo così la circolazione nel distretto cefalico.
  • Fattore nervoso: gli effetti sul nervo vago sono gli stessi descritti per l’impiccamento, con conseguente inibizione riflessa a livello cardiaco; poiché la posizione del laccio avviene più in basso rispetto all’impiccamento, di solito non è esercitata compressione a livello del seno carotideo.

Segni dello strangolamento
Il reperto più tipico è il solco del collo, che può essere molle o duro a seconda della consistenza del laccio utilizzato. Tale solco è orizzontale, senza interruzioni, di uniforme profondità ed è situa­to nella regione mediana del collo, cioè più in basso rispetto al solco dell’impiccamento. Spesso, i molteplici giri effettuati con il laccio intorno al collo, producono più solchi escoriati ed ecchimotici tra i quali la cute si solleva in creste.
Nei tessuti profondi del collo sono presenti ecchimosi, lacerazioni muscolari, rot­tura dell’intima delle carotidi e lesioni traumatiche dell’apparato osteocartilagineo della laringe, emorragie estese con diffusione anche alla base della lingua. Molto evi­denti sono la cianosi del viso e le ecchimosi congiuntivali.
È più frequente il riscontro di tale modalità nei casi di omicidio. In tale evenien­za, però, lo strangolamento si attua in persone adulte colte di sorpresa, la cui reazio­ne determina in genere segni di colluttazione sulle vesti (lacerazioni dei tessuti) e sul corpo della vittima (unghiature o ecchimosi a livello del collo). Talvolta tuttavia l’immediata perdita di conoscenza o l’età (infanticidio) o le condizioni della vittima (de­fedata) non consentono alcun tentativo di difesa.
Lo strangolamento suicidario è eccezionale e si osserva solo negli alienati.
Le forme accidentali ricorrono nell’infortunistica del lavoro e in altre circostanze sfortu­nate in cui il collo rimane impigliato entro cinghie, sciarpe e simili.

Infine, un metodo di esecuzione giudiziaria è il garrottamento, che si esegue utilizzando un collare d’acciaio serrato con una vite attorno al collo della vittima.

Articolo creato il 29 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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