Tessuto cartilagineo

Insieme al tessuto osseo e a varietà istologiche minori, il tessuto cartilagineo appartiene ai tessuti scheletrici o tessuti connettivi di sostegno dotati di proprietà meccaniche, nonché di importanti funzioni nel ricambio elettrolitico.
La cartilagine è una forma specializzata di tessuto connettivo, costituita da cellule denominate condrociti (o condroblasti) e da un’abbondante sostanza intercellulare costituita, a sua volta, da fibre extracellulari immerse in una sostanza fondamentale o matrice amorfa allo stato di gel.
Nei mammiferi, la maggior parte dello scheletro si abbozza nel corso dello sviluppo come cartilagine, che viene successivamente sostituita da osso. Durante il periodo di accrescimento postnatale dell’individuo, la cartilagine permane nelle zone di confine tra epifisi e diafisi delle ossa lunghe provvedendo allo sviluppo in lunghezza di tali segmenti scheletrici. Nell’adulto la cartilagine permane in corrispondenza delle superfici articolari, che non si ossificano mai, ed in poche altre sedi; inoltre, essa forma lo scheletro di sostegno dell’orecchio, del naso, della laringe, della trachea e dei bronchi.
Tranne che sulle superfici articolari, la cartilagine è rivestita di un involucro di tessuto connettivo fibroso compatto denominato pericondrio.
A differenza degli altri tessuti connettivi, la cartilagine è sprovvista di nervi e di vasi sanguigni e linfatici ed è quindi nutrita per diffusione attraverso la sua matrice gelificata.

A seconda delle sedi, la cartilagine può avere funzioni scheletriche (impedendo, ad esempio, il collassarsi degli organi cavi, come nell’orecchio e nelle vie respiratorie), o quella di permettere il movimento dei capi articolari (come nelle cartilagini articolari) o, infine, nel feto e nell’individuo in crescita, la funzione di costituire il modello per la formazione si segmento scheletrico definitivo e di promuovere l’accrescimento in lunghezza di molte ossa (cartilagine di coniugazione).
L’accrescimento della cartilagine e il suo metabolismo sono sotto il controllo di numerosi ormoni e di altri fattori tra cui vitamine. La deficienza delle vitamine A, C e D determina un’alterazione nell’accrescimento e nella maturazione della cartilagine.

  • La carenza di vitamina A provoca un disturbo nell’attività della cartilagine epifisaria che diminuisce di spessore.
  • La vitamina C è necessaria per la produzione del collagene e, forse, anche dei costituenti della sostanza amorfa. La deficienza di tale vitamina provoca lo scorbuto, caratterizzata da alterazioni della sostanza intercellulare di tutti i tessuti connettivi.
  • La vitamina D, quando deficiente, determina il rachitismo. Durante la formazione dell’osso, le cartilagini di coniugazione proliferano regolarmente ma non calcificano, di modo che le ossa in accrescimento si deformano per il peso che devono sostenere. La vitamina D agisce sulla calcificazione della cartilagine e dell’osso, inducendo la sintesi di enzimi responsabili della formazione di una proteina coniugata di trasporto del calcio.
  • L’ipofisi, tramite sintesi dell’ormone della crescita (o ormone somatotropo) è indispensabile per l’accrescimento normale della cartilagine. L’ipofisectomia in giovane età causa nanismo. Le cartilagini di coniugazione risultano sottili, l’attività proliferativa dei condrociti è fortemente ridotta e la matrice perde la sua metacromasia. Tutti questi cambiamenti sono reversibili se si somministra l’ormone della crescita.
  • La tiroide, tramite la sintesi di tiroxina, promuove insieme all’ipofisi la crescita normale dello scheletro.
  • Anche gli ormoni sessuali intervengono nella condrogenesi (e nell’osteogenesi) con meccanismi poco chiari.

Nell’età senile si verificano fenomeni regressivi, soprattutto nelle cartilagini di spessore considerevole; essi sono forse legati ai cambiamenti chimici della matrice che provocano un rallentamento dei processi di diffusione di sostanze nutritive attraverso la sostanza fondamentale.
Nell’età senile la cartilagine perde la sua trasparenza ed diventa giallognola ed opaca. Questo fenomeno è dovuto alla diminuzione dei proteoglicani e ad un aumento delle proteine non collagene.
Un fenomeno degenerativo comune legato alla senescenza è rappresentato dalla trasformazione asbestiforme: la matrice omogenea è invasa da grossolane fibre fittamente stipate, diverse dalle fibre collagene, che conferiscono al tessuto un aspetto lucente, simile a quello dell’asbesto. Queste fibre possono dissolversi portando al rammollimento del tessuto ed alla formazione di cavità.
La calcificazione di certe cartilagini (sia ialine sia elastiche) è un evento comune legato all’invecchiamento ed è associato a cambiamenti degenerativi delle cellule cartilaginee. La calcificazione della cartilagine ialina è invece un processo normale durante la formazione dell’osso.
La cartilagine dei mammiferi non ha proprietà rigenerative. Quando è distrutta o danneggiata, la perdita di sostanza viene colmata da tessuto connettivo fibroso neoformato proveniente dal pericondrio che, in alcuni casi, può gradualmente trasformarsi in cartilagine (metaplasia).
Sulla base dell’abbondanza relativa della sostanza amorfa e delle fibre che vi sono incluse e della natura di queste ultime, si distinguono tre tipi di cartilagine:

Esistono, inoltre, altri due tipi rari: il tessuto condroide (o pseudocartilagine) e il tessuto cordoide.

Articolo creato il 3 marzo 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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