Tuba uditiva (di Eustachio)

La tuba uditiva (di Eustachio) è un condotto lungo circa 35-45 mm mediante il quale la cavità timpanica comunica con la rinofaringe. Si divide in una parte ossea lunga circa 10 mm, scavata nell’osso temporale, e in una parte fibrocartilaginea facente seguito a quella ossea, lunga circa 25-35 mm. La parte fibrocartilaginea è provvista di uno scheletro cartilagineo avente la forma di una doccia aperta in basso, che una lamina di tessuto fibroso trasforma in un canale.
La tuba uditiva è diretta in avanti, medialmente e in basso; il suo diametro non è costante: nella parte centrale presenta infatti un restringimento, denominato istmo, là dove la parte ossea trapassa nella parte cartilaginea. La parte ossea inizia con un foro, l’ostio timpanico della tuba uditiva, nella parete anteriore del cavo del timpano e decorre al di sotto e parallelamente al canale del muscolo tensore del timpano, dal quale è separata mediante una laminetta ossea spesso discontinua. Termina all’istmo, continuando con la parte fibrocartilaginea; questa, come già detto, possiede uno scheletro cartilagineo avente la forma di un doccia ristretta, a concavità rivolta in basso, il cui fondo, convesso, decorre lungo il solco che, nella faccia esterna della base del cranio, separa la faccia laterale della piramide del temporale dalla grande ala dello sfenoide. La doccia è limitata da due lamine verticali d’altezza diversa, una laterale e l’altra mediale, delle quali la mediale è quella più alta. Ciascuna delle due lamine cartilaginee costituisce lo scheletro della corrispondente parete della tuba uditiva; così la parete mediale viene a possedere uno scheletro cartilagineo per tutta la sua altezza, mentre nella parete laterale questo è limitato alla parte superiore, essendo per il resto sostituito da una lamina di tessuto fibroso. Sul margine inferiore della cartilagine laterale della tuba prende inserzione il muscolo tensore del velo del palato; sulla cartilagine della faccia mediale prende inserzione il muscolo elevatore del velo del palato. Le inserzioni di questi due muscoli spiegano come i movimenti del palato molle possano determinare l’allontanamento delle due pareti della tuba e quindi la pervietà dell’organo. Occorre tener presente infatti che, mentre la parte ossea della tuba uditiva presenta una cavità stabilmente pervia, nella parte cartilaginea la cavità è virtuale essendo la parete laterale della tuba uditiva (che è quasi del tutto priva di scheletro cartilagineo) normalmente accollata su quella mediale. L’orifizio faringeo della tuba uditiva si apre nella rinofaringe ha forma triangolare, a base inferiore; è delimitato posteriormente da un labbro assai rilevato, il torus tubarius (determinato dalla salienza della cartilagine mediale della tuba), che continua in basso nella piega salpingofaringea. Anteriormente l’orifizio tubarico è delimitato da un labbro poco sporgente che continua in basso con la piega salpingopalatina.

Da un punto di vista funzionale, la tuba uditiva ha il compito di drenare nella faringe le secrezioni del cavo del timpano e di permettere la penetrazione dell’aria, dalla faringe, nel cavo del timpano e nelle cavità mastoidee. Questa seconda funzione permette alla membrana del timpano di vibrare in condizioni ottimali: infatti, l’aria che dalla faringe penetra per mezzo della tuba uditiva nel cavo del timpano, equilibra, sulla faccia mediale della membrana timpanica, la pressione che l’aria contenuta nel meato acustico esterno esercita sulla faccia laterale. Un’alterazione della pervietà tubarica provoca perciò alterazioni della pressione normalmente esistente nel cavo del timpano, con il conseguente difettoso funzionamento della membrana del timpano e del sistema di trasmissione.

Tuba uditiva

Tuba uditiva di Eustachio

Articolo creato il 7 ottobre 2012.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

Articolo utile? Condividilo!
RSS
Seguimi con e-mail
Facebook
Google+
https://medicinapertutti.altervista.org/argomento/tuba-uditiva-di-eustachio/
Twitter
Precedente Sindrome da astinenza Successivo Muscolo coracobrachiale